Vannicola sperimentatore linguistico, in «Bisogna vivere più di una vita», Giuseppe Vannicola cento anni dopo.
Capitolo di libro
Data di Pubblicazione:
2017
Abstract:
La riscoperta di un autore come Giuseppe Vannicola passa
anche attraverso un’indagine sistematica della compagine
linguistica delle sue opere; se i critici e gli studiosi di letteratura
del Novecento hanno fornito interessanti contributi sulla
produzione dell’autore marchigiano, purtroppo non possiamo
dire la stessa cosa in ambito squisitamente linguistico. Tutto ciò,
se da una parte carica notevolmente la responsabilità del mio
studio, dall’altra permetterà di riscoprire anche quali siano state
le scelte di carattere linguistico di Vannicola.
In questo contributo proporrò quindi una lettura linguistica
di due opere di Vannicola: il De profundis clamavi ad te e Il
Veleno; in particolare, seguendo il consueto ordine della prassi
grammaticale, mi occuperò di analizzarne i fenomeni grafici (e
fonetici), lessicali, morfologici e sintattici.
anche attraverso un’indagine sistematica della compagine
linguistica delle sue opere; se i critici e gli studiosi di letteratura
del Novecento hanno fornito interessanti contributi sulla
produzione dell’autore marchigiano, purtroppo non possiamo
dire la stessa cosa in ambito squisitamente linguistico. Tutto ciò,
se da una parte carica notevolmente la responsabilità del mio
studio, dall’altra permetterà di riscoprire anche quali siano state
le scelte di carattere linguistico di Vannicola.
In questo contributo proporrò quindi una lettura linguistica
di due opere di Vannicola: il De profundis clamavi ad te e Il
Veleno; in particolare, seguendo il consueto ordine della prassi
grammaticale, mi occuperò di analizzarne i fenomeni grafici (e
fonetici), lessicali, morfologici e sintattici.
Tipologia CRIS:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
Giuseppe Vannicola; analisi linguistica; Il Veleno; De Profundis
Elenco autori:
Ortolano, Pierluigi
Link alla scheda completa:
Titolo del libro:
«Bisogna vivere più di una vita», Giuseppe Vannicola cento anni dopo.