Il De veritate religionis christianae amica collatio di Philippus van Limborch. La via media dei Rimostranti
Chapter
Publication Date:
2017
abstract:
Il De veritate religionis christianae amica collatio cum erudito iudaeo
apparve a Gouda nel 1687, quasi a coronamento di una serie di
tentativi, favoriti dalla chiesa riformata, d’instaurare un confronto serrato
con gli ebrei per favorirne la conversione al cristianesimo. Il De veritate
contiene il testo della disputa tra il teologo rimostrante Philuppus van
Limborch e Isaac Orobio de Castro; ad esso va riconosciuta una notevole
originalità. Originale è senz’ altro l’argomentazione
introdotta da van Limborch rispetto ad altre disputationes seicentesche
tra ebrei e cristiani, che per lo più s’incentravano sull’interpretazione
di passi dell’Antico Testamento.Van Limborch si sposta
sul terreno della ragione naturale per dimostrare la superiore attendibilità
storica del Nuovo Testamento. Per raggiungere questo scopo, il
teologo non esita a mettere in dubbio quello che era un presupposto
implicito in tutte le precedenti dispute tra ebrei e cristiani, l’infallibilità
biblica; d’altra parte, il peso di tale argomentazione all’interno del De
veritate non appare preponderante. Il testo contiene infatti altri
elementi che evidenziano il tentativo di mettere in luce
le maggiori capacità persuasive delle argomentazioni degli arminiani
rispetto a quelle del calvinismo ortodosso e della chiesa romana nelle
dispute con gli ebrei.
apparve a Gouda nel 1687, quasi a coronamento di una serie di
tentativi, favoriti dalla chiesa riformata, d’instaurare un confronto serrato
con gli ebrei per favorirne la conversione al cristianesimo. Il De veritate
contiene il testo della disputa tra il teologo rimostrante Philuppus van
Limborch e Isaac Orobio de Castro; ad esso va riconosciuta una notevole
originalità. Originale è senz’ altro l’argomentazione
introdotta da van Limborch rispetto ad altre disputationes seicentesche
tra ebrei e cristiani, che per lo più s’incentravano sull’interpretazione
di passi dell’Antico Testamento.Van Limborch si sposta
sul terreno della ragione naturale per dimostrare la superiore attendibilità
storica del Nuovo Testamento. Per raggiungere questo scopo, il
teologo non esita a mettere in dubbio quello che era un presupposto
implicito in tutte le precedenti dispute tra ebrei e cristiani, l’infallibilità
biblica; d’altra parte, il peso di tale argomentazione all’interno del De
veritate non appare preponderante. Il testo contiene infatti altri
elementi che evidenziano il tentativo di mettere in luce
le maggiori capacità persuasive delle argomentazioni degli arminiani
rispetto a quelle del calvinismo ortodosso e della chiesa romana nelle
dispute con gli ebrei.
Iris type:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
Arminiani, riformati, dispute ebreo-cristiane, intepretazione biblica.
List of contributors:
DI BIASE, Giuliana
Book title:
Figli di Abramo. Il dialogo fra religioni cinquant'anni dopo "Nostra aetate"
Published in: