Data di Pubblicazione:
2018
Abstract:
Il presente saggio si propone di esporre sinteticamente alcuni dei principali aspetti dell’urbanistica italiana negli anni del Fascismo attraverso la particolare accezione “antiurbana” imposta dal Regime. La prima parte (Non-Town), analizza le origini dell’antiurbanesimo, il pensiero di Benito Mussolini ma anche del fratello Arnaldo e le teorie antiurbane esposte nel 1° Congresso di urbanistica del 1937 e nella Legge Urbanistica del 1942. La seconda parte (New-Town) analizza le “città nuove” del fascismo nei “due tempi” delle realizzazioni nell’Agro Pontino e nel particolare fenomeno della Capitanata con il borgo di Segezia. Un approfondimento è qui dedicato al rapporto di Le Corbusier con le “città nuove” italiane. Nella parte terza (Town), vengono infine esaminate teorie e prassi degli interventi sulla città consolidata a partire dal pensiero di Marcello Piacentini e Gustavo Giovannoni. Nell’intenso panorama di demolizioni e ricostruzioni particolare attenzione è posta al caso di Brescia, episodio altamente esplicativo del ruolo dell’urbanistica nel rapporto tra interessi economici e necessità politiche. Un’ultima riflessione è riservata al “carattere urbano”, che risulta a tutt’oggi la maggiore eredità trasmessa alle città italiane dal periodo fra le due guerre.
Tipologia CRIS:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Elenco autori:
Giannantonio, Raffaele
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Titolo del libro:
Architecture as propaganda in twentieth-century totalitarian regimes. History and heritage