La dimensione del commercio a Sulmona, tra declino, nuove tendenze e fattori identitari
Capitolo di libro
Data di Pubblicazione:
2019
Abstract:
Dal confronto tra i dati quantitativi (Istat, Registro imprese delle Camere di commercio) e quelli qualitativi (questionario, analisi sul campo) si evince la condizione di declino in cui versano le dimensioni demografica e commerciale della città di Sulmona, a dispetto delle aspettative positive generate dagli episodi di industrializzazione che si erano verificati negli anni Settanta-Ottanta.
Dal punto di vista delle attività commerciali nel loro complesso, sia per ciò che riguarda le unità locali, sia per ciò che riguarda gli addetti, risulta un
andamento generale di crescita dagli anni Sessanta fino agli anni Novanta, seguìto da una decrescita e una lenta ripresa negli ultimi anni. Il dato più interessante è però quello che riguarda il commercio di generi alimentari, che ha subìto non uno ma due crolli nell’arco del periodo considerato: un primo tra il 1961 e il 1971, e un secondo tra il 1981 e il 1991, probabilmente causati da un primo avvento e poi da una definitiva affermazione della grande distribuzione.
La categoria “bar-ristoranti” ha registrato invece un primo trend moderatamente crescente fino al 2001, e poi un successivo boom tra il 2001 e il 2011, segno di un’offerta che si è notevolmente diversificata rispetto al passato, anche a causa di un’evoluzione del mercato verso nuove abitudini alimentari e nutrizionali.
Venendo all’analisi qualitativa, va innanzitutto detto che il questionario ha riguardato un campione di 24 commercianti e 50 visitatori, intervistati nel Centro Storico di Sulmona (rispettivamente 17 e 35 interviste) e nel Centro Commerciale Nuovo Borgo, in periferia (rispettivamente 7 e 15 interviste). Le risultanze del questionario sembrano confermare lo scenario problematico emerso dall’analisi quantitativa, per entrambe le categorie di attività commerciali (commercio tradizionale e grande distribuzione). Dalle interviste somministrate nell’ambito del questionario, ma anche da colloqui informali con i commercianti, si evince infatti una forte insoddisfazione verso la governance comunale, che risulta quasi totalmente assente in materia di agevolazioni pubbliche e valorizzazione del commercio. D’altro canto, l’eventuale istituzione di provvedimenti come la pedonalizzazione,
l’orario continuato e l’apertura domenicale verrebbe vista con contrarietà sia da parte dei commercianti che da parte dei visitatori, segno
questo di un atteggiamento di chiusura verso nuove formule commerciali e, in ultima analisi, nuovi stili di vita. Tra i fattori che hanno influito sulle
scelte di localizzazione, l’accessibilità risulta essere il principale per i commercianti del Centro Commerciale, mentre quelli del Centro Storico rediligono la centralità e il prestigio derivante da un contesto pregevole dal punto di vista architettonico. Il rapporto di fiducia con la clientela sembra
essere molto importante per i commercianti del Centro Storico, al contrario di quelli del Centro Commerciale, che invece lo giudicano poco rilevante.
Il punto di vista dei visitatori non fa che confermare quanto sopra: il rapporto di fiducia sembra essere importante solo per le relazioni commerciali
caratterizzate dal requisito della “storicità”.
Dall’analisi sul campo effettuata in corso Ovidio, la principale strada del Centro Storico, è poi emerso un dato preoccupante: il 23,5% dei 145 spazi
commerciali risulta essere in vendita, in affitto o comunque non utilizzato, sintomo questo di una crisi del commercio tradizionale vissuta in prima persona dagli operatori che lamentano una disaffezione da parte della clientela, oltre che, come già sottolineato, una quasi totale assenza delle autorità comunali. Si è ipotizzato quindi che le attività commerciali del Centro Storico subiscano la concorr
Dal punto di vista delle attività commerciali nel loro complesso, sia per ciò che riguarda le unità locali, sia per ciò che riguarda gli addetti, risulta un
andamento generale di crescita dagli anni Sessanta fino agli anni Novanta, seguìto da una decrescita e una lenta ripresa negli ultimi anni. Il dato più interessante è però quello che riguarda il commercio di generi alimentari, che ha subìto non uno ma due crolli nell’arco del periodo considerato: un primo tra il 1961 e il 1971, e un secondo tra il 1981 e il 1991, probabilmente causati da un primo avvento e poi da una definitiva affermazione della grande distribuzione.
La categoria “bar-ristoranti” ha registrato invece un primo trend moderatamente crescente fino al 2001, e poi un successivo boom tra il 2001 e il 2011, segno di un’offerta che si è notevolmente diversificata rispetto al passato, anche a causa di un’evoluzione del mercato verso nuove abitudini alimentari e nutrizionali.
Venendo all’analisi qualitativa, va innanzitutto detto che il questionario ha riguardato un campione di 24 commercianti e 50 visitatori, intervistati nel Centro Storico di Sulmona (rispettivamente 17 e 35 interviste) e nel Centro Commerciale Nuovo Borgo, in periferia (rispettivamente 7 e 15 interviste). Le risultanze del questionario sembrano confermare lo scenario problematico emerso dall’analisi quantitativa, per entrambe le categorie di attività commerciali (commercio tradizionale e grande distribuzione). Dalle interviste somministrate nell’ambito del questionario, ma anche da colloqui informali con i commercianti, si evince infatti una forte insoddisfazione verso la governance comunale, che risulta quasi totalmente assente in materia di agevolazioni pubbliche e valorizzazione del commercio. D’altro canto, l’eventuale istituzione di provvedimenti come la pedonalizzazione,
l’orario continuato e l’apertura domenicale verrebbe vista con contrarietà sia da parte dei commercianti che da parte dei visitatori, segno
questo di un atteggiamento di chiusura verso nuove formule commerciali e, in ultima analisi, nuovi stili di vita. Tra i fattori che hanno influito sulle
scelte di localizzazione, l’accessibilità risulta essere il principale per i commercianti del Centro Commerciale, mentre quelli del Centro Storico rediligono la centralità e il prestigio derivante da un contesto pregevole dal punto di vista architettonico. Il rapporto di fiducia con la clientela sembra
essere molto importante per i commercianti del Centro Storico, al contrario di quelli del Centro Commerciale, che invece lo giudicano poco rilevante.
Il punto di vista dei visitatori non fa che confermare quanto sopra: il rapporto di fiducia sembra essere importante solo per le relazioni commerciali
caratterizzate dal requisito della “storicità”.
Dall’analisi sul campo effettuata in corso Ovidio, la principale strada del Centro Storico, è poi emerso un dato preoccupante: il 23,5% dei 145 spazi
commerciali risulta essere in vendita, in affitto o comunque non utilizzato, sintomo questo di una crisi del commercio tradizionale vissuta in prima persona dagli operatori che lamentano una disaffezione da parte della clientela, oltre che, come già sottolineato, una quasi totale assenza delle autorità comunali. Si è ipotizzato quindi che le attività commerciali del Centro Storico subiscano la concorr
Tipologia CRIS:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
Sulmona, identità, commercio urbano
Elenco autori:
Zarrilli, L.; Iacuone, S.
Link alla scheda completa:
Titolo del libro:
COMMERCIO E CONSUMO NELLE CITTÀ D’ABRUZZO. Casi studio