Un testimone al crocevia di due culture. L’opera di Bernal Díaz del Castillo: redazioni e contesto.
Libro
Data di Pubblicazione:
2008
Abstract:
La straordinarietà caratterizza la Historia verdadera de la
conquista de la Nueva España di Bernal Díaz del Castillo: non
è un ufficiale reale né un capitano di spedizioni, né un missionario
di un ordine religioso a scrivere questo resoconto della
conquista del Messico e del Guatemala, ma un soldato semplice
di Medina del Campo che, battutosi nel più sconvolgente
scontro dell’era cristiana, decide di affrontare la sua ultima battaglia,
quella contro l’oblio.
Testimonianza dell’incontro-scontro tra la cultura del
Vecchio Mondo e quella del Nuovo, la Historia Verdadera rappresenta
una nuova forma di scrivere la storia, caratterizzata
dalla presenza di una materia invadente che vuole essere raccontata.
Se come cronista dell’esperienza americana Bernal
sembra vicino a Cortés e Colombo, da essi si distanzia per i
quaranta anni che lo dividono dai fatti che narra, una cesura di
tempo che lo induce a rintracciare ricordi ormai remoti prima
di fissarli nella scrittura.
Guidato da una «memoria accesa e rianimata dal vigore polemico
»1, Bernal Díaz scrive opponendo allo spirito apologetico
di Gómara (basato sul racconto delle straordinarie gesta di
Hernán Cortés) la forza di una storia vissuta in prima persona, che rievoca la conquista dell’impero azteca come il risultato del
valore e del sacrificio di un intero esercito.
E la memoria di Bernal abbraccia ostinatamente tutto ciò che
una parola, una frase, un nome riesce a risvegliare. Ed ecco che
dall’episodio principale si snodano innumerevoli aneddoti
secondari che con una straordinaria forza descrittiva fanno luce
su ciò che senza Bernal non avremmo mai saputo: la vita quotidiana
degli indios, le reazioni ed i sentimenti di fronte all’invasore,
così come il sacrificio dei soldati spagnoli intenti, giorno
per giorno, ad assicurarsi la sopravvivenza.
Nel 1990 Francisco Rico, affascinato da «el brío excepcional
del relato, el vigor de la prosa, la increíble capacidad de evocar
hombres, acciones y escenarios»2 inserisce la Historia nella
sua Breve Biblioteca de Autores Españoles, come uno dei dodici
testi più importanti e rappresentativi della letteratura spagnola,
accanto ai grandi classici spagnoli, dal Cantar de Mío
Cid a La Celestina, dal Lazarillo de Tormes al Quijote.
La Real Academia de la Lengua già nel secolo XVIII ne sottolineava
lo straordinario valore incorporandola nel
Diccionario de Autoridades3.
La Historia verdadera costituisce senza dubbio un’opera fondamentale
per la storiografia americana e spagnola ed è, grazie
alla portata di informazioni che in essa si raccolgono, fonte
imprescindibile per lo studio della conquista del Messico.
conquista de la Nueva España di Bernal Díaz del Castillo: non
è un ufficiale reale né un capitano di spedizioni, né un missionario
di un ordine religioso a scrivere questo resoconto della
conquista del Messico e del Guatemala, ma un soldato semplice
di Medina del Campo che, battutosi nel più sconvolgente
scontro dell’era cristiana, decide di affrontare la sua ultima battaglia,
quella contro l’oblio.
Testimonianza dell’incontro-scontro tra la cultura del
Vecchio Mondo e quella del Nuovo, la Historia Verdadera rappresenta
una nuova forma di scrivere la storia, caratterizzata
dalla presenza di una materia invadente che vuole essere raccontata.
Se come cronista dell’esperienza americana Bernal
sembra vicino a Cortés e Colombo, da essi si distanzia per i
quaranta anni che lo dividono dai fatti che narra, una cesura di
tempo che lo induce a rintracciare ricordi ormai remoti prima
di fissarli nella scrittura.
Guidato da una «memoria accesa e rianimata dal vigore polemico
»1, Bernal Díaz scrive opponendo allo spirito apologetico
di Gómara (basato sul racconto delle straordinarie gesta di
Hernán Cortés) la forza di una storia vissuta in prima persona, che rievoca la conquista dell’impero azteca come il risultato del
valore e del sacrificio di un intero esercito.
E la memoria di Bernal abbraccia ostinatamente tutto ciò che
una parola, una frase, un nome riesce a risvegliare. Ed ecco che
dall’episodio principale si snodano innumerevoli aneddoti
secondari che con una straordinaria forza descrittiva fanno luce
su ciò che senza Bernal non avremmo mai saputo: la vita quotidiana
degli indios, le reazioni ed i sentimenti di fronte all’invasore,
così come il sacrificio dei soldati spagnoli intenti, giorno
per giorno, ad assicurarsi la sopravvivenza.
Nel 1990 Francisco Rico, affascinato da «el brío excepcional
del relato, el vigor de la prosa, la increíble capacidad de evocar
hombres, acciones y escenarios»2 inserisce la Historia nella
sua Breve Biblioteca de Autores Españoles, come uno dei dodici
testi più importanti e rappresentativi della letteratura spagnola,
accanto ai grandi classici spagnoli, dal Cantar de Mío
Cid a La Celestina, dal Lazarillo de Tormes al Quijote.
La Real Academia de la Lengua già nel secolo XVIII ne sottolineava
lo straordinario valore incorporandola nel
Diccionario de Autoridades3.
La Historia verdadera costituisce senza dubbio un’opera fondamentale
per la storiografia americana e spagnola ed è, grazie
alla portata di informazioni che in essa si raccolgono, fonte
imprescindibile per lo studio della conquista del Messico.
Tipologia CRIS:
3.1 Monografia o trattato scientifico
Elenco autori:
Leonetti, Francesca
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